Diabete e sport - Testimonianza del nostro Alessandro

Mi chiamo Alessandro Stefanel e da 10 anni sono affetto da diabete mellito tipo 1.

Sono da sempre un ragazzo sportivo e competitivo, forse è stata questa la chiave di volta nel mio approccio alla malattia. Da anni continuo a ripetere: "Diabete, tu non ci sei o quantomeno io sono più forte del limite che mi imponi”. Non è stato facile mantenere questo atteggiamento, ma senz'altro sono stato aiutato dal mio carattere.

Mi sono avvicinato al ciclismo quasi per caso, sicuramente più per sfida personale e sportiva che per scopo terapeutico. Non pensavo alla bici da corsa come a un aiuto per il mio compenso glicemico. Da subito però è stato inevitabile scontrarmi con la dura realtà: la mia prestazione sportiva dipendeva in modo sostanziale da come gestivo il mio diabete. L’istinto iniziale è stato quello di odiare la malattia, ma poi mi è tornata in mente una citazione di Nietzsche: "Ama i tuoi nemici, perché essi tirano fuori il meglio di te".

Ho dovuto imparare a convivere con il diabete e a condividere con lui ogni momento della mia vita. Non è stato sempre facile, ma la passione per il ciclismo ha reso più chiaro il mio obiettivo: riuscire ad essere, in bicicletta e nella vita di tutti i giorni, un ragazzo del tutto paragonabile a qualsiasi altro ragazzo.

Con il tempo poi ho maturato la consapevolezza che non dovevo lottare per la “normalità”, ma difendere invece il mio essere “speciale”, perché a differenza degli altri in gara ho sempre un nemico in più da sconfiggere, oltre al mio avversario su strada. Ogni soddisfazione e traguardo, dunque, vale il doppio.

La vittoria lo scorso anno e il secondo posto quest’anno al “Campionato Italiano Ciclismo su strada Diabetici” sono stati senza dubbio il frutto dei sacrifici che il ciclismo agonistico richiede, ma anche la testimonianza che non esistono limiti invalicabili per noi diabetici. Credo che questo sia il messaggio più importante e che ogni persona che condivide la vita con un compagno di viaggio, a volte scomodo, come questa patologia dovrebbe fare proprio. Mi rendo conto che a parole possa sembrare più facile di quanto non sia in realtà, ma credo fermamente che la chiave per non subire la malattia sia quella di cercare una motivazione per ostacolare il sopravvento che lei prende su di noi. Io ho trovato nell’agonismo lo stimolo per curarmi al meglio, seguendo le indicazioni che i diabetologi mi hanno dato e continuano a darmi, ma ognuno può e deve trovare la sua strategia per affermarsi rispetto al suo diabete.

Sono arrivato persino a pensare che sono contento di essere diabetico, perché questo mi ha aperto molte strade e mi ha fatto conoscere tante persone, alcune delle quali si sono rivelate davvero fondamentali per la cura della patologia e per la mia crescita personale. Spesso mi trovo a pensare che ormai essere diabetico fa parte della mia persona, il diabete mi ha reso la persona che sono. Senza diabete chi sarei?

Credo che nel suo piccolo la mia storia rappresenti un punto di partenza per cambiare qualcosa nel modo di guardare la patologia, per volersi più bene e sconfiggere la sudditanza che questa a volte può creare. Non ho fatto nulla di speciale o di straordinario, ho solo vissuto la mia passione senza pensare che il diabete mi potesse limitare in qualche modo, ma trovando proprio in esso lo spunto per fare ancora meglio e testimoniare qualcosa di grande per me e magari per gli altri.
Alessandro Stefanel